Montecalvesi
, popolo di contribuendi - di Mario CORCETTO
Sono tornato spesso con la mente ad una riflessione che un consigliere
d’opposizione fece nel corso dell’ultimo meeting degli
elettori della Campana: “fiutata la possibilità di un
contributo, gli amministratori montecalvesi si adoperano immediatamente
per accaparrarselo…”
La considerazione mi fa pensare alla continua e febbrile ricerca di
merce di scambio, indispensabile per poter continuare a comprare il
consenso dei propri elettori. Ai quali bisogna somministrare dosi di
vantaggi via via più massive per contrastarne il pericolo
dell’assuefazione ed il conseguente allontanamento alla ricerca
di nuove e più utili amicizie.
Tale modo di intendere l’amministrazione di un paese, oltre a
garantire la poltrona, frutta nell’immediato una falsa
popolarità che inebria chi ne è fatto oggetto e
può fargli perdere il contatto con la realtà: il tapino,
cinto di fusciacca, finisce col sentirsi benefattore; assurge a
“statista”; si percepisce mente fine, piuttosto che utile
idiota al servizio di tanti spudorati furbastri.
Nel lungo periodo, invece, quell’immeritata notorietà si
rivelerà effimera e labile ogni successo da essa derivato.
Se il rampante uomo politico avesse sempre presente quel vecchio
adagio popolare, secondo il quale “li soldi senza stientu si ni
vannu com’a lu vientu”, saprebbe che, per estensione,
esso può essere adattato anche al successo senza stientu,
cioè immeritato.
La Storia, anche quella di un piccolo centro, nel lungo periodo opera
una cernita spietata e relega nel dimenticatoio chi ha solo creduto di
essere grande. Non si possono far valere di fronte ad essa i vuoti
blasoni e le immeritate medaglie che ci si è fatti appuntare al
petto da lestofanti di grado più elevato alla presenza di
stupidi cortigiani plaudenti.
Così, la classe politica montecalvese dell’ultimo quarto
di secolo, al massimo potrà essere consegnata alla storia per i
guasti che ha prodotto nel tessuto sociale ed economico del paese.
Dove, veramente, non ha avuto eguali!
Almeno due, secondo il mio parere, sono le gravissime
responsabilità che pesano sulle spalle delle amministrazioni che
hanno guidato Montecalvo.
La prima è quella di avere svuotato di ogni significato le
Istituzioni da loro rappresentate sul territorio, estensione di quelle
Centrali spesso in mano a figuri della stessa genia. Ridotte a mero
strumento di potere, da esercitare con assoluto arbitrio, in barba ad
ogni principio etico-politico che vuole i membri di una comunità
considerati allo stesso modo, almeno relativamente ai fondamentali
diritti e valori. Lasciando atto incompiuto la democrazia e rendendo di
fatto vuoto enunciato il principio costituzionale
dell’uguaglianza tra i cittadini. Meno uguale, infatti, è
stato chi è rimasto escluso da tutto, senza aver mai perso
nessuna leale competizione. Senza essersi potuto misurare ad armi
pari con l’avversario (o nemico?!). Meno uguale il
“figlio di nessuno” a cui, quando ha avuto, è stato
sempre fatto pesare come benevola concessione piuttosto che come un
diritto sacrosanto. Meno uguale è stato
l’elettore-debitore che ha avuto e, per questo, non ha più
potuto agire come avrebbe voluto perchè è stato tenuto
perennemente sotto scacco. Da lui si sono pretese lealtà e
incondizionata disponibilità. Compresa quella dei familiari
(qualche volta pure a letto!).
La seconda responsabilità, forse ancora maggiore, è
quella di avere irrimediabilmente corrotto i costumi delle giovani
generazioni. Il comune sentire di molti giovani montecalvesi è
lontano anni luce da quello dei loro padri. Capaci, questi ultimi, di
non mangiare pur di onorare un impegno. Di qualsiasi sacrificio pur di
vivere onestamente. Di sapersi accontentare di quanto derivava dal
sudore della loro fronte.
Mentre ora a suon di aiuti indiscriminati. Di finanziamenti per
progetti mal finalizzati o non finalizzati affatto. Di spartizioni di
immeritati quanto improduttivi posti di lavoro. Di inutili consulenze
professionali. Di distribuzione di pesce senza curasi di insegnare a
nessuno a pescare, è cresciuta una generazione fatta di tanti
giovani senza spina dorsale. Che hanno già contratto il morbo
della degenerazione spirituale e morale, senza mai conoscere la strada
della vera dignità e della lealtà.
Gente cresciuta incapace di assumersi autonomamente la benché
minima responsabilità. Giovani soccorsi per il solo fatto di
aver irresponsabilmente messo al mondo dei figli.
Questa dovrebbe essere la futura classe dirigente a cui dovrebbero
essere affidate le sorti del paese ed alla quale, invece, non verrebbe
voglia di affidare neanche un cane da portare a fare i bisogni!
Senza contare che con tale gestione della cosa pubblica lo Stato
è percepito come terzo. Entità astratta da avversare,
combattere e fottere ogni volta che sia possibile. Ottimo alibi per
l’evasore fiscale, il quale può giustificare, ovviamente
in mala fede, il proprio grave reato adducendo a giustificazione lo
sperpero del pubblico denaro che è sotto gli occhi di tutti.
Perciò ora, mi par di vederlo, al rossore delle persone oneste
che leggono del proprio paese sui quotidiani nazionali per poco
edificanti questioni, fa da contraltare la sfrontatezza di quelli che
biasimano l’iniziativa dell’opposizione politica che,
facendo di tutto per scoprire gli altarini della corruttela,
finirà col far restituire i contributi indebitamente riscossi.
Mentre, tutto sommato, a torto o a ragione la maggioranza aveva portato
soldi che, girando, avevano fruttato benessere!
Dunque questo è il vero problema: l’illecito elevato a
merito. Questo è il cancro da cui è difficile guarire.
Cordialmente.
Firenze, 06 febbraio 2007
Mario CORCETTO
Se vuoi comunicare con l'autore scrivi a
mariocorcetto@tiscali.it