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Home arrow Idee arrow Montecalvesi , popolo di contribuendi marted́ 07 febbraio 2012
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Montecalvesi , popolo di contribuendi PDF Stampa E-mail
 
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Sono tornato spesso con la mente ad una riflessione che un consigliere dell'opposizione fece nel corso dell'ultimo meeting degli elettori della Campana: "fiutata la possibilità di un contributo, gli amministratori montecalvesi si adoperano immediatamente per accaparrarselo..."
La considerazione mi fa pensare alla continua e febbrile ricerca di merce di scambio, indispensabile per poter continuare a comprare il consenso dei propri elettori. Ai quali bisogna somministrare dosi di vantaggi via via più massive per contrastarne il pericolo dell'assuefazione ed il conseguente allontanamento alla ricerca di nuove e più utili amicizie.
Tale modo di intendere l’amministrazione di un paese, oltre a garantire la poltrona, frutta nell’immediato una falsa popolarità che inebria chi ne è fatto oggetto e può fargli perdere il contatto con la realtà: il tapino, cinto di fusciacca, finisce col sentirsi benefattore; assurge a “statista”; si percepisce mente fine, piuttosto che utile idiota al servizio di tanti spudorati furbastri.

Nel lungo periodo, invece, quell’immeritata notorietà si rivelerà effimera e labile ogni successo da essa derivato.
Se il rampante uomo politico avesse sempre presente quel vecchio adagio popolare, secondo il quale “li soldi senza stientu si ni vannu com’a lu vientu”, saprebbe che, per estensione, esso può essere adattato anche al successo senza stientu, cioè immeritato.
La Storia, anche quella di un piccolo centro, nel lungo periodo opera una cernita spietata e relega nel dimenticatoio chi ha solo creduto di essere grande. Non si possono far valere di fronte ad essa i vuoti blasoni e le immeritate medaglie che ci si è fatti appuntare al petto da lestofanti di grado più elevato alla presenza di stupidi cortigiani plaudenti.

Così, la classe politica montecalvese dell’ultimo quarto di secolo, al massimo potrà essere consegnata alla storia per i guasti che ha prodotto nel tessuto sociale ed economico del paese. Dove, veramente, non ha avuto eguali!

Almeno due, secondo il mio parere, sono le gravissime responsabilità che pesano sulle spalle delle amministrazioni che hanno guidato Montecalvo.
La prima è quella di avere svuotato di ogni significato le Istituzioni da loro rappresentate sul territorio, estensione di quelle Centrali spesso in mano a figuri della stessa genia. Ridotte a mero strumento di potere, da esercitare con assoluto arbitrio, in barba ad ogni principio etico-politico che vuole i membri di una comunità considerati allo stesso modo, almeno relativamente ai fondamentali diritti e valori. Lasciando atto incompiuto la democrazia e rendendo di fatto vuoto enunciato il principio costituzionale dell’uguaglianza tra i cittadini. Meno uguale, infatti, è stato chi è rimasto escluso da tutto, senza aver mai perso nessuna leale competizione. Senza essersi potuto misurare ad armi pari con l’avversario (o nemico?!). Meno uguale il “figlio di nessuno” a cui, quando ha avuto, è stato sempre fatto pesare come benevola concessione piuttosto che come un diritto sacrosanto. Meno uguale è stato l’elettore-debitore che ha avuto e, per questo, non ha più potuto agire come avrebbe voluto perchè è stato tenuto perennemente sotto scacco. Da lui si sono pretese lealtà e incondizionata disponibilità. Compresa quella dei familiari (qualche volta pure a letto!).

La seconda responsabilità, forse ancora maggiore, è quella di avere irrimediabilmente corrotto i costumi delle giovani generazioni. Il comune sentire di molti giovani montecalvesi è lontano anni luce da quello dei loro padri. Capaci, questi ultimi, di non mangiare pur di onorare un impegno. Di qualsiasi sacrificio pur di vivere onestamente. Di sapersi accontentare di quanto derivava dal sudore della loro fronte.

Mentre ora a suon di aiuti indiscriminati. Di finanziamenti per progetti mal finalizzati o non finalizzati affatto. Di spartizioni di immeritati quanto improduttivi posti di lavoro. Di inutili consulenze professionali. Di distribuzione di pesce senza curasi di insegnare a nessuno a pescare, è cresciuta una generazione fatta di tanti giovani senza spina dorsale. Che hanno già contratto il morbo della degenerazione spirituale e morale, senza mai conoscere la strada della vera dignità e della lealtà.

Gente cresciuta incapace di assumersi autonomamente la benché minima responsabilità. Giovani soccorsi per il solo fatto di aver irresponsabilmente messo al mondo dei figli.
Questa dovrebbe essere la futura classe dirigente a cui dovrebbero essere affidate le sorti del paese ed alla quale, invece, non verrebbe voglia di affidare neanche un cane da portare a fare i bisogni!

Senza contare che con tale gestione della cosa pubblica lo Stato è percepito come terzo. Entità astratta da avversare, combattere e fottere ogni volta che sia possibile. Ottimo alibi per l’evasore fiscale, il quale può giustificare, ovviamente in mala fede, il proprio grave reato adducendo a giustificazione lo sperpero del pubblico denaro che è sotto gli occhi di tutti.

Perciò ora, mi par di vederlo, al rossore delle persone oneste che leggono del proprio paese sui quotidiani nazionali per poco edificanti questioni, fa da contraltare la sfrontatezza di quelli che biasimano l’iniziativa dell’opposizione politica che, facendo di tutto per scoprire gli altarini della corruttela, finirà col far restituire i contributi indebitamente riscossi. Mentre, tutto sommato, a torto o a ragione la maggioranza aveva portato soldi che, girando, avevano fruttato benessere!

Dunque questo è il vero problema: l’illecito elevato a merito. Questo è il cancro da cui è difficile guarire.
Cordialmente.

Firenze, 06 febbraio 2007
Mario CORCETTO

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